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Multitasking, meglio di no! A rischio salute ed efficienza

Sono una donna e per molti anni mi sono felicemente illusa di essere multitasking.

Leggere i messaggi Whatsapp sullo smartphone mentre rispondevo al telefono e mi confrontavo con la collega seduta accanto, scrivere una relazione sbirciando le anteprime delle notifiche mentre parlavo con la persona che avevo di fronte, è stato un mood (si può dire?) che per molto tempo ha caratterizzato le mie giornate lavorative come quelle di tanti altri.

Ed è stato anche motivo di orgoglio, fino a quando non ho capito che, in realtà, il multitasking è un’illusione e non fa bene.

Il multitasking non esiste.

Ciò che spesso viene definito multitasking non è la capacità di fare più cose contemporaneamente ma si traduce solo nel rapido passaggio da un’attività ad un’altra.

In modalità multitasking siamo meno efficienti.

Uno studio dell’Università di Stanford del 2019 ha dimostrato che il nostro cervello non è programmato per processare più attività nello stesso momento.
Anzi, diventiamo addirittura più lenti nel passare da un’azione all’altra e diventiamo incapaci di distinguere le informazioni importanti da quelle irrilevanti.

Paradossalmente, diventiamo meno efficienti.

Ecco, in sintesi, i problemi di chi lavora tutti i giorni su più cose contemporaneamente emersi dagli studi condotti dal Prof. Clifford Nass alla Stanford University:

  • difficoltà a organizzare i pensieri;
  • incapacità di filtrare le cose irrilevanti;
  • difficoltà a ricordare quello su cui ha lavorato;
  • distrazione cronica;
  • riduzione dell’efficienza e della qualità del lavoro;
  • incapacità di lavorare su più cose contemporaneamente.

Il multitasking influisce negativamente sul QI.

Un altro studio, questa volta condotto dall’Università di Londra, ha dimostrato che il multitasking influisce negativamente sul QI.

I partecipanti che hanno svolto attività in multitasking durante compiti cognitivi assegnati, hanno registrato un calo del QI simile a quelli dei partecipanti che erano rimasti svegli tutta la notte. Alcuni di essi hanno perso 15 punti del loro QI, lasciandoli con il QI medio di un bambino di 8 anni.

Il multitasking ci fa perdere un sacco di tempo.

Uno studio condotto dall’Università della California ha dimostrato che se una persona è concentrata a svolgere un’attività e viene distratta può impiegare fino a 25 minuti per ritrovare lo stesso livello di attenzione. Il multitasking è una continua interruzione per fare una cosa diversa.

Quando siamo in modalità multitasking allontaniamo costantemente l’attenzione da ogni cosa: ci spostiamo rapidamente tra le varie attività a discapito dell’attenzione e concentrazione su quello che stiamo facendo.

Sembra ci sia una correlazione tra multitasking digitale, tendenza all’ansia e perdita della memoria.

L’università del Sussex ha condotto una ricerca sottoponendo a risonanza magnetica un gruppo di 75 persone abituate a ragionare e ad agire in multitasking.

Non a caso questi soggetti si definivano già ansiosi e stressati.

I dati emersi non sono confortanti: la loro struttura cerebrale era modificata nell’area della corteccia cingolata anteriore. Questa zona, che secondo i ricercatori si potrebbe restringere con il multitasking, è coinvolta nell’elaborazione delle emozioni e delle informazioni. Ciò potrebbe aumentare il rischio di scarsa attenzione, perdita di memoria, aumento di ansia e di depressione.

Il multitasking potrebbe farci ingrassare!

E come se non bastasse, il multitasking aumenta la produzione di cortisolo, l’ormone dello stress. Numerosi sono gli studi sugli effetti negativi dello stress, tra questi il possibile aumento di peso.

Non so voi, ma io da un po’ ho deciso di seguire il consiglio di mia nonna che mi diceva sempre “Fai una cosa alla volta e falla bene!”


Sitografia:

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